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Perchè i netbook non sono pronti per le aziende

Inserito sabato 18 aprile 2009 alle 06:50 da BariAngel

I dati sulle vendite di netbook nel corso degli ultimi mesi sono stati largamente soddisfacenti e le stime per i prossimi anni lasciano ben sperare: l’andamento positivo del mercato è destinato a perdurare.

Questi incoraggianti risultati sono dovuti soprattutto al crescente apprezzamento dimostrato dagli utenti consumer desiderosi di computer portatili dalle dimensioni ridotte e dal prezzo contenuto.

Ma i netbook trovano terreno fertile anche presso il settore business? Stando alle dichiarazioni di professionisti del settore IT invitati da PC World ad esprimersi sull’argomento, la risposta è “non ancora”.

Per un professionista i punti di forza dei netbook attualmente sul mercato sono l’estrema portabilità e l’ampia autonomia, ottenendo al contempo prestazioni computazionali sufficienti, hard disk performanti e connessioni wireless soddisfacenti. Con il diffondersi del cloud-computing per un’azienda i netbook diventerebbero ancora più appetibili.

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Gli aspetti positivi fin qui elencati, però, vengono messi in secondo piano da quelli negativi quando il netbook viene considerato come unico computer utilizzato dal professionista.

Troppo piccoli, troppo lenti.

In ambiente lavorativo, l’utente sarebbe disposto ad utilizzare un netbook come unica macchina se avesse una tastiera più comoda, un monitor più grande, un hard disk più capiente ed una CPU più potente. Gli attuali netbook verrebbero invece adottati come computer di backup oppure utilizzati esclusivamente da utenti business che non necessitano di particolari caratteristiche tecniche.

Non sarebbero sinonimo di risparmio economico.

E’ vero che il costo di un netbook è solitamente inferiore a quello di un PC tradizionale, ma come diretta conseguenza dell’adozione di netbook da affiancare al PC principale l’azienda sarebbe costretta a maggiori esborsi.

I classici notebook inoltre sono generalmente considerati più affidabili, quindi l’azienda avrebbe il timore di dover ricorrere maggiormente all’assistenza tecnica, correndo così il rischio di aumentare i disagi e diminuire la produttività.

D’altro canto, l’utente professionista sarebbe disposto a pagare di più pur di avere un netbook di dimensioni contenute e dotato di grande autonomia: questo sarebbe il caso di ingegneri, sviluppatori o figure professionali impegnate in frequenti viaggi di lavoro e che, ad esempio, utilizzerebbero il proprio netbook nelle aree aeroportuali e nelle camere d’albergo.

Sicurezza a rischio.

Sicurezza e criptaggio dei dati sono fattori critici per numerose aziende. Un netbook è un dispositivo caratterizzato da dimensione e peso ridotti: queste caratteristiche aumentano il rischio di smarrimenti e furti. Se la localizzazione del netbook fosse garantita, il problema sarebbe ridimensionato.

Laptop tradizionali di fascia alta integrano sistemi di criptaggio: l’azienda potrebbe provvedere ad equipaggiare i notebook con gli stessi sistemi, ma la spesa da sostenere non giustificherebbe l’intervento.

Il fatto che il settore business non sia ancora pronto ad accogliere le attuali proposte nel campo netbook (il cui sistema operativo più diffuso è Windows XP di Microsoft e la cui architettura più utilizzata è Atom di Intel), paradossalmente lascia sia a Microsoft sia ad Intel spazio libero nelle vendite di costosi laptop adatti alle esigenze aziendali.

I due colossi americani si trovano davanti ad un dilemma: potenziare le caratteristiche tecniche dei netbook assecondando le richieste degli utenti professionisti porterebbe ad una parziale sovrapposizione con il campo dei notebook tradizionali, lasciando adito a conseguenze al momento difficilmente prevedibili.

Via: PC World

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